Di quando vorresti nasconderti sotto le lenzuola.

mercoledì, novembre 18, 2015

Ho pensato ad un certo punto che il frastuono nella mia testa non si sarebbe mai placato.
Che l'ansia non mi avrebbe mai lasciata in pace.
La prima vera volta che la paura è venuta a farmi visita.
Sembra ridicolo e probabilmente lo è. Paura di cosa?
Claudia, parli di paura stando sul divano a scrivere questo post.


Quando ad un passo da te senti un boato, quando senti che uno sparo fende l'aria. Quando vedi i volti degli altri tramutati in terrore, quando il sapore della paura ti fascia la bocca. La tua come hai il coraggio di chiamarla?
E' una tenaglia. Un pensiero costante ma non definito. La tua mente è ferma in un punto preciso. Ma dove, Claudia?

Foto su foto, parole. E' un continuo vedere cose, anche ad occhi chiusi. Espressioni, sorrisi, occhi accesi, vite che scorrono che scorrevano. Poi un blackout. La mia mente va in blackout. Non riesce ad elaborare ed andare avanti. 
Tu Claudia, davvero? E le persone coinvolte? Ma chi sei per provare dolore?
Cos'è che fa stare così se non è paura? 
E' il peso del cielo, dice Nunzia.

Notti vuote e pensieri spenti. 

Così piccola sotto le coperte, di fronte ad un mondo che di te non ha considerazione. Ti aggrovigli alle lenzuola come quando da piccola ti raccontavano le favole e provavi a difenderti dai mostri cattivi. Le lenzuola come un muro invalicabile.
E pensi, pensi pensi. Macini frasi. Provi a tirarti su. 
Poi cammini per strada dopo essere stata in palestra. Una mattina come le altre. Esci, rientri, fai le tue cose e torni a pensare a loro.
Anche per loro era una sera come le altre, era un momento come un altro. Eppure.
Chi te lo dice, allora, che qualcun altro non stia decidendo del tuo destino? 
Mentre torni dal fare la spesa, mentre vai a trovare un'amica. Mentre torni a casa.

Parigi è qualcosa che rimarrà nella storia. Nella storia di ognuno di noi.
E non solo come un atto terroristico, come Boston o NY.
Rimarrà l'attimo in cui ho capito cosa vuol dire vivere davvero.

Ci voleva questo, Claudia, per fartelo capire?
E' brutto, ma quando sei concentrata a lamentarti di quello che non hai ti sta sfuggendo tutto quello di cui potresti essere felice. 
E questo è un post da me a me.
Per ricordarmi chi sono e cosa faccio. 
Per dirmi che sì, forse, non sto vivendo quella che altri definirebbero una vita perfetta. Ma sai che c'è? Sticazzi. 
Questo abbiamo e questo va reso perfetto. Ed in fretta, anche! 
Corri Claudia. Sbrigati! 
Non lo sai come va, non lo sai come potrebbe andare. E se ci fosse qualcuno che decide per te? 
Tu devi essere felice prima che qualcuno possa rendertelo impossibile.

Tu immagini chi è che decide della tua vita?

Forse nessuno, forse tu, forse gli altri. 
Ma trova qualcosa che renda di nuovo quelle lenzuola degli scudi inscalfibili. Magari un pizzico di felicità.

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2 commenti

  1. un post da brividi...è quello che mi chiedo spesso anche io quando la notte non riesco a prendere sonno...

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  2. Ciao Claudia, è bello ritrovarmi nelle tue parole...ed immagino che per te dev'essere stato altrettanto bello ritrovarti nelle mie. Quel cielo, il suo peso, per me non sono diventati più leggeri (anzi, più si avvicina sabato - momento di prendere un volo intercontinentale - più aumenta) ma sono riuscita in parte ad arginarlo, come se avessi messo un asse in verticale e sopra una vecchia porta appoggiata, inclinata, ed io sotto che provo a ripararmi. Ho comprato un libro che mi sta aiutando molto, ho passato molte notti a fotografare le stelle, passo poco tempo alla tv.
    Il peso del cielo non diminuisce ma aumenta in noi un po' di quella fiducia nel genere umano che venerdì scorso si è sgretolata come cenere.

    Ti abbraccio. Eh sì, io ho paura.
    Nunzia

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